Che cos’è la cefalea?
La cefalea, comunemente chiamata “mal di testa”, è un sintomo molto frequente.
Può presentarsi occasionalmente oppure ripetersi nel tempo, con caratteristiche e intensità molto diverse da persona a persona.
Il termine cefalea non identifica una singola malattia. Esistono numerose forme di mal di testa, distinte sulla base delle caratteristiche del dolore, dei sintomi associati, della frequenza degli episodi e delle eventuali condizioni che li provocano.
Una diagnosi corretta è importante per:
1. riconoscere il tipo di cefalea;
2. escludere eventuali cause secondarie;
3. individuare fattori aggravanti e malattie associate;
4. scegliere il trattamento più appropriato;
5. prevenire la cronicizzazione e l’uso eccessivo di farmaci sintomatici.
Cefalee primarie e secondarie
La Classificazione internazionale delle cefalee distingue innanzitutto le cefalee in primarie e secondarie.
Cefalee primarie
Nelle cefalee primarie il mal di testa rappresenta la malattia stessa e non è causato da un’altra patologia.
Le principali sono:
1. emicrania;
2. cefalea di tipo tensivo;
3. cefalee autonomico-trigeminali, tra cui la cefalea a grappolo;
4. altre cefalee primarie.
Queste malattie dipendono da una predisposizione individuale e da specifici meccanismi neurologici. Anche quando non è possibile eliminare definitivamente la predisposizione, gli attacchi possono essere trattati e la loro frequenza può essere ridotta.
Cefalee secondarie
Nelle cefalee secondarie il mal di testa è provocato da un’altra condizione, come un trauma, un’infezione, una malattia vascolare, un disturbo intracranico oppure l’assunzione o la sospensione di determinate sostanze. In questi casi è importante individuare e trattare, quando possibile, la condizione responsabile.
Le principali cefalee primarie
Nelle cefalee primarie il mal di testa costituisce la malattia e non è conseguenza di un’altra patologia.
Le principali forme sono l’emicrania, la cefalea di tipo tensivo e le cefalee autonomico-trigeminali, tra cui la cefalea a grappolo.
Emicrania
L’emicrania è una malattia neurologica complessa caratterizzata da attacchi ricorrenti.
Il dolore può essere intenso e limitare significativamente le normali attività quotidiane.
Nell’emicrania senza aura, gli attacchi non trattati o trattati senza successo durano generalmente da 4 a 72 ore negli adulti.
Il dolore presenta abitualmente almeno due delle seguenti caratteristiche:
- localizzazione su un solo lato del capo, anche se può essere bilaterale;
- qualità pulsante;
- intensità moderata o severa;
- peggioramento con le comuni attività fisiche oppure tendenza a evitarle.
Durante l’attacco sono presenti:
- nausea e/o vomito e/o
- fastidio per la luce e per i rumori.
Possono comparire anche fastidio per gli odori, stanchezza e difficoltà di concentrazione.
Per la diagnosi di emicrania senza aura, la classificazione ICHD-3 richiede almeno cinque attacchi con caratteristiche compatibili.
La diagnosi deve comunque essere formulata dal medico dopo avere valutato l’intera storia clinica.
Emicrania con aura
In alcune persone l’attacco è preceduto o accompagnato dall’ aura, costituita da sintomi neurologici focali completamente reversibili.
L’aura può comprendere:
- luci, linee, punti luminosi o riduzione di una parte del campo visivo;
- formicolii o alterazioni della sensibilità;
- difficoltà nell’espressione o nella comprensione del linguaggio;
- più raramente, altri sintomi neurologici.
I sintomi si sviluppano generalmente in modo graduale e, nella maggior parte dei casi, durano da 5 a 60 minuti.
L’aura può precedere la cefalea, accompagnarla oppure presentarsi senza dolore.
Un sintomo neurologico nuovo, improvviso, prolungato o diverso dalle aure abituali richiede una valutazione medica tempestiva.
Emicrania episodica e cronica
L’emicrania viene definita cronica quando la cefalea è presente per almeno 15 giorni al mese per più di tre mesi e, per almeno 8 giorni al mese, presenta caratteristiche emicraniche o risponde a un farmaco specifico per l’attacco emicranico.
Una frequenza elevata non significa necessariamente che sia presente un’altra malattia.
Può indicare una maggiore attività dell’emicrania, una sua progressiva cronicizzazione o la presenza di fattori aggravanti.
Cefalea di tipo tensivo
La cefalea di tipo tensivo è molto frequente.
Il dolore è generalmente:
- bilaterale;
- gravativo o costrittivo, spesso descritto come un peso o una fascia;
- di intensità lieve o moderata;
- non aggravato dalle normali attività fisiche.
La nausea è generalmente assente.
Può essere presente fastidio per la luce oppure per i rumori, ma non necessariamente entrambi.
In alcune persone è presente dolorabilità dei muscoli della testa e del collo.
Ciò non significa, tuttavia, che la cefalea sia sempre provocata da una semplice contrattura muscolare.
Cefalea a grappolo
La cefalea a grappolo appartiene al gruppo delle cefalee autonomico-trigeminali.
È caratterizzata da attacchi di dolore molto intenso, generalmente localizzato intorno o dietro un occhio oppure nella regione temporale.
Gli attacchi durano solitamente da 15 a 180 minuti e possono ripetersi più volte nella stessa giornata.
Dal lato del dolore possono comparire:
- lacrimazione e arrossamento dell’occhio;
- congestione o secrezione nasale;
- gonfiore della palpebra;
- sudorazione del volto;
- restringimento della pupilla o abbassamento della palpebra.
Durante l’attacco la persona è spesso agitata e sente il bisogno di muoversi.
Nella forma episodica, gli attacchi si concentrano in periodi chiamati “grappoli”, separati da fasi di remissione.
Esiste anche una forma cronica.
Altre cefalee primarie
Altre forme possono essere provocate da tosse, esercizio fisico, attività sessuale, freddo, pressione esterna sul capo o sonno.
Quando una cefalea compare per la prima volta in relazione a una di queste circostanze, è opportuno parlarne con il medico per escludere una possibile causa secondaria.
Per approfondire - [Emicrania senza aura] - [Emicrania con aura] - [Cefalea cronica] - [Cefalea a grappolo] - [Diagnosi e diario della cefalea]
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione medica.*
Cefalee secondarie e segnali d’allarme
Che cosa sono le cefalee secondarie?
Nelle cefalee secondarie il mal di testa è provocato da un’altra condizione.
Tra le possibili cause rientrano:
- traumi della testa o del collo;
- malattie vascolari cerebrali o cervicali;
- infezioni;
- alterazioni della pressione intracranica;
- assunzione, abuso o sospensione di alcune sostanze;
- disturbi dell’omeostasi;
- malattie degli occhi, delle orecchie, del naso o dei seni paranasali;
- malattie dei denti, della bocca o dell’articolazione temporo-mandibolare;
- altre condizioni neurologiche o sistemiche.
La presenza di cefalea non implica necessariamente una malattia grave. È però importante riconoscere le situazioni nelle quali è necessaria una valutazione medica.
Quando rivolgersi al medico
La comparsa di una nuova cefalea o un cambiamento importante di una cefalea già conosciuta devono essere segnalati al medico.
È necessaria una valutazione urgente, o l’accesso ai servizi di emergenza, quando il mal di testa:
- compare improvvisamente e raggiunge la massima intensità in pochi secondi o minuti;
- è particolarmente violento e diverso dagli episodi precedenti;
- compare dopo un trauma cranico;
- è associato a febbre elevata, rigidità del collo, confusione o alterazione dello stato di coscienza;
- è accompagnato da perdita di forza, disturbi della sensibilità, difficoltà nel parlare, perdita della vista o altri sintomi neurologici nuovi;
- è associato a una crisi epilettica;
- compare durante la gravidanza o dopo il parto, soprattutto se nuovo o intenso;
- insorge per la prima volta in una persona con tumore, immunodepressione o altre importanti malattie sistemiche;
- è provocato o fortemente aggravato da tosse, sforzo, attività sessuale o cambiamento di posizione;
- è associato a dolore oculare intenso e disturbi visivi;
- peggiora progressivamente o cambia nettamente caratteristiche.
Questi segnali non indicano necessariamente la presenza di una malattia grave, ma richiedono un’adeguata valutazione.
Per approfondire - [Come viene formulata la diagnosi] - [Le principali cefalee primarie] - [La classificazione internazionale ICHD-3]
Una raccomandazione importante
E' inopportuno e potenzialmente pericoloso autodiagnosticare una cefalea secondaria sulla base di informazioni trovate online.
La diagnosi richiede la valutazione della storia clinica, dei sintomi e dell’esame neurologico. Il medico stabilirà se siano necessari esami del sangue, una tomografia computerizzata, una risonanza magnetica o altri accertamenti. In presenza di un mal di testa improvviso, molto intenso o associato a sintomi neurologici è necessario rivolgersi tempestivamente a un medico o ai servizi di emergenza.
Diagnosi e diario della cefalea
Come viene formulata la diagnosi?
La diagnosi delle cefalee si basa principalmente sull’ascolto della storia clinica e sulla descrizione accurata degli attacchi.
Il medico valuta:
- caratteristiche e sede del dolore;
- frequenza e durata degli attacchi;
- modalità di esordio;
- sintomi associati;
- andamento nel tempo;
- eventuale aura;
- familiarità per cefalea;
- farmaci assunti e loro efficacia;
- presenza di altre malattie;
- esame clinico e neurologico.
Non tutte le persone con cefalea devono sottoporsi a esami strumentali.
La necessità di eseguire analisi del sangue, tomografia computerizzata, risonanza magnetica o altri accertamenti dipende dalla storia clinica, dall’esame neurologico e dalla presenza di eventuali segnali d’allarme.
Il diario della cefalea
Il diario della cefalea è uno strumento molto utile sia per il paziente sia per il medico.
Permette di annotare:
- giorni nei quali è presente il mal di testa;
- durata e intensità del dolore;
- sintomi associati;
- eventuale aura;
- ciclo mestruale;
- farmaci assunti e loro efficacia;
- possibili fattori scatenanti;
- limitazioni delle attività quotidiane;
- giorni di assenza dal lavoro o dalla scuola.
Il diario consente di ricostruire con maggiore precisione l’andamento della cefalea e di verificare nel tempo l’efficacia delle terapie.
È preferibile compilarlo ogni giorno, anche quando la cefalea non è presente, evitando di ricostruire gli episodi soltanto prima della visita.
Quando rivolgersi a un Centro Cefalee
Una valutazione specialistica può essere particolarmente utile quando:
- la diagnosi non è chiara;
- gli attacchi sono frequenti o molto disabilitanti;
- le terapie utilizzate non sono efficaci;
- i farmaci provocano effetti indesiderati;
- il mal di testa sta diventando progressivamente più frequente;
- vi è un uso eccessivo di farmaci sintomatici;
- sono presenti aura atipica o sintomi neurologici;
- coesistono altre malattie che rendono più complessa la scelta del trattamento;
- la cefalea limita in modo importante le attività familiari, scolastiche, sociali o lavorative.
Una diagnosi precisa e un trattamento personalizzato possono ridurre la frequenza e la gravità degli attacchi e migliorare significativamente la qualità della vita.
Per approfondire - [Scarica il diario della cefalea] - [Cefalee secondarie e segnali d’allarme] - [Fattori scatenanti, comorbidità e farmaci]
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione medica.
Fattori scatenanti, comorbidità e uso dei farmaci
Fattori scatenanti e aggravanti
Nelle persone predisposte, alcuni elementi possono facilitare la comparsa di un attacco di cefalea.
I fattori scatenanti variano da persona a persona e possono cambiare nel tempo.
Tra quelli più frequentemente riferiti vi sono:
- stress o rilassamento successivo a un periodo di stress;
- emozioni intense;
- variazioni del ritmo del sonno;
- digiuno o pasti irregolari;
- disidratazione;
- mestruazioni e variazioni ormonali;
- consumo di alcol nelle persone sensibili;
- alcuni stimoli luminosi, sonori o olfattivi;
- variazioni climatiche o barometriche;
- affaticamento;
- attività fisica intensa;
- condizioni dolorose o infiammatorie concomitanti.
Un fattore che precede un attacco non ne è necessariamente la causa.
Alcuni comportamenti interpretati come fattori scatenanti, come il desiderio di particolari alimenti, possono essere sintomi iniziali della fase prodromica dell’emicrania.
Non è quindi consigliabile eliminare numerosi alimenti o attività senza avere individuato una relazione ripetuta e attendibile.
Che cosa sono le comorbidità?
Con il termine comorbidità si indicano malattie o condizioni che si presentano con maggiore frequenza nelle persone affette da un determinato disturbo.
L’emicrania può associarsi, tra le altre condizioni, a:
- disturbi d’ansia e dell’umore;
- disturbi del sonno;
- epilessia;
- alcune condizioni dolorose croniche;
- disturbi gastrointestinali;
- alcune alterazioni metaboliche o vascolari e altre ancora.
Una comorbidità non è necessariamente la causa dell’emicrania, ma può influenzarne l’andamento e deve essere considerata nella scelta del trattamento.
È importante distinguere:
- la causa, che determina direttamente una cefalea secondaria;
- il fattore scatenante, che facilita un singolo attacco;
- il fattore aggravante, che può aumentare frequenza o intensità;
- la comorbidità, che coesiste con la cefalea e può condizionarne il decorso.
Uso eccessivo di farmaci sintomatici
L’assunzione troppo frequente di farmaci per l’attacco può favorire l’aumento dei giorni di cefalea e contribuire alla cronicizzazione.
Il rischio dipende dal tipo di farmaco, dalla frequenza di assunzione e dalla durata dell’uso.
È utile registrare nel diario anche i giorni nei quali vengono assunti:
- analgesici;
- farmaci antinfiammatori;
- triptani;
- associazioni di più principi attivi;
- altri medicinali utilizzati per interrompere l’attacco.
Quando il bisogno di farmaci diventa frequente, è opportuno rivolgersi al medico per rivalutare la diagnosi e considerare un’eventuale terapia preventiva.
I farmaci non devono essere sospesi o modificati autonomamente senza avere prima consultato il medico.
Per approfondire - [Diagnosi e diario della cefalea] - [Alimentazione e cefalea] - [La cefalea cronica] - [Le terapie per le cefalee]
Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione medica.
La classificazione internazionale delle cefalee
La classificazione di riferimento è la International Classification of Headache Disorders, terza edizione – ICHD-3, pubblicata dall’International Headache Society.
La versione definitiva, pubblicata nel 2018, ha sostituito la precedente versione Beta del 2013.
La classificazione contiene criteri diagnostici condivisi a livello internazionale e consente ai professionisti sanitari di utilizzare una terminologia uniforme.
Struttura della classificazione
Parte I – Cefalee primarie
1. Emicrania
2. Cefalea di tipo tensivo
3. Cefalee autonomico-trigeminali
4. Altre cefalee primarie
Parte II – Cefalee secondarie
5. Cefalea attribuita a trauma o lesione della testa o del collo
6. Cefalea attribuita a disturbi vascolari cranici o cervicali
7. Cefalea attribuita a disturbi intracranici non vascolari
8. Cefalea attribuita a sostanze o alla loro sospensione
9. Cefalea attribuita a infezioni
10. Cefalea attribuita a disturbi dell’omeostasi
11. Cefalea o dolore facciale attribuiti a disturbi di cranio, collo, occhi, orecchie, naso, seni paranasali, denti, bocca o altre strutture facciali e cervicali
12. Cefalea attribuita a disturbi psichiatrici
Parte III – Neuropatie craniche dolorose e altri dolori facciali
13. Lesioni o malattie dei nervi cranici e altri dolori facciali
14. Altri disturbi cefalalgici
La classificazione comprende inoltre un’Appendice dedicata a forme e criteri diagnostici che richiedono ulteriori conferme scientifiche.
Perché è importante?
La classificazione ICHD-3 permette di:
- adottare criteri diagnostici condivisi;
- distinguere le cefalee primarie dalle secondarie;
- facilitare la ricerca scientifica;
- confrontare studi condotti in Paesi differenti;
- orientare la scelta degli approfondimenti diagnostici;
- favorire trattamenti appropriati.
La classificazione è uno strumento destinato principalmente ai professionisti sanitari.
La lettura dei criteri non sostituisce la visita medica e non deve essere utilizzata per formulare autonomamente una diagnosi.
Consulta la classificazione ufficiale Il testo completo della ICHD-3 è disponibile sul sito dell’International Headache Society: https://ichd-3.org/
Per approfondire - [Le cefalee: concetti generali] - [Le principali cefalee primarie] - [Cefalee secondarie e segnali d’allarme] *Le informazioni contenute in questa pagina hanno finalità divulgative e non sostituiscono una valutazione medica.*
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